
Sapere chi può essere nominato curatore dell'eredità giacente è il punto di partenza per avvocati, commercialisti e professionisti del diritto successorio che vogliono ricevere questo incarico dal tribunale.
Quando un'eredità resta senza nessuno che l'abbia accettata e senza nessuno che ne possieda i beni, il giudice affida immobili, conti correnti, crediti e debiti del defunto a una persona di sua scelta, e i pochi requisiti fissati dal codice civile raccontano solo una parte della storia.
Questa guida, a cura dell'Avv. Alessandro d'Arminio Monforte, curatore di eredità giacenti presso il Tribunale di Milano, spiega chi può ricevere l'incarico, quali professioni lo ricoprono più spesso, come funzionano la nomina e gli elenchi dei tribunali.
Chi può essere nominato curatore eredità giacente: i requisiti
Il curatore dell'eredità giacente è la persona a cui il tribunale affida un patrimonio rimasto temporaneamente senza titolare. Ne ricostruisce la consistenza, redige l'inventario, amministra i beni, difende le ragioni dell'eredità in giudizio, paga i creditori e rende conto di ogni passaggio al giudice, fino alla chiusura della procedura. È un incarico di fiducia, che la Cassazione colloca tra quelli degli ausiliari del giudice, e proprio per questo la scelta di chi deve ricoprirlo non è mai casuale.
La nomina spetta al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, cioè quello dell'ultimo domicilio del defunto. La legge non riserva l'incarico a un albo o a una categoria professionale, ma la natura delle attività da svolgere orienta il giudice verso chi possiede competenze giuridiche e contabili adeguate: è per questo che, come si vedrà più avanti, le nomine ricadono in larga parte su avvocati e commercialisti.
Qualunque sia la professione di provenienza, la legge fissa alcuni requisiti irrinunciabili. Per essere nominato curatore occorre:
essere una persona fisica, perché l'incarico non può essere affidato a società, enti o associazioni;
essere maggiorenne;
avere piena capacità di agire, senza essere sottoposto a interdizione o inabilitazione;
non essere stato dichiarato fallito;
non aver riportato condanne a pene che comportano l'interdizione dai pubblici uffici.
Il curatore deve essere una persona fisica, e non una società, un ente o un'associazione, perché l'incarico viene conferito intuitu personae, cioè in considerazione della persona. Il giudice sceglie un professionista per la sua affidabilità e le sue competenze, e quel professionista risponde in prima persona dell'amministrazione dei beni affidati. Per lo stesso motivo il curatore è unico.
Per approfondire:
Chi è il curatore di Eredità Giacente- Guida completa
Chi NON può essere nominato curatore?
Oltre a chi non possiede i requisiti di capacità, resta escluso chi ha, o potrebbe avere, un interesse personale sull'eredità. Il curatore amministra un patrimonio che non suo e per farlo in modo imparziale non può trovarsi da una delle parti.
Per questa ragione non possono essere nominati curatori:
i creditori del defunto, che avrebbero interesse a soddisfare per primi il proprio credito, a scapito della parità di trattamento tra tutti i creditori;
i debitori del defunto, perché il curatore dovrebbe agire contro sé stesso per recuperare le somme dovute all'eredità;
i legatari, i cui diritti devono essere verificati e soddisfatti proprio dal curatore;
chi è controparte dell'eredità in una causa o in una trattativa, perché si troverebbe a difendere e a contrastare le stesse ragioni.
Il conflitto d'interessi pesa anche dopo la nomina. È uno dei motivi per cui il decreto può essere contestato con reclamo entro dieci giorni e può portare il giudice a sostituire il curatore. Per questo, prima di accettare l'incarico, è buona prassi che il professionista nominato verifichi di non avere interessi confliggenti che possano metterne in dubbio l'imparzialità.
Nomina curatore eredità giacente: le professioni coinvolte
Come anticipato, nella pratica il giudice sceglie il curatore tra professionisti con competenze vicine a quelle che l'incarico richiede. Il curatore svolge compiti che richiedono esperienza e servono soprattutto conoscenze giuridiche, ma anche fiscali e contabili. Ecco quali sono le professioni che ricevono più spesso l'incarico e che cosa porta ciascuna nella gestione della curatela.
1. Avvocati
Nella prassi gli incarichi vanno soprattutto ad avvocati e commercialisti, con una netta prevalenza dei primi.
L'incarico richiede una padronanza del diritto successorio e processuale. Per esempio, il curatore si troverà a stabilire se il comportamento di un chiamato integra un'accettazione tacita, difendere l'eredità, promuovere azioni a tutela del patrimonio, predisporre le istanze di autorizzazione al giudice. Non a caso, in molti tribunali gli elenchi dei professionisti disponibili sono curati proprio dagli Ordini degli Avvocati.
2. Commercialisti e notai
Accanto agli avvocati, i dottori commercialisti sono i professionisti nominati più spesso. Nella curatela gli adempimenti fiscali e contabili sono numerosi e il commercialista li può gestire al meglio grazie alle sue competenze.
Anche il notaio può essere nominato curatore (seppur accada molto raramente). In ogni caso è una figura che il curatore incontra spesso durante la procedura, ad esempio quando va aperta una cassetta di sicurezza del defunto o quando serve l'autorizzazione notarile per vendere un bene dell'eredità.
3. Altri esperti che affiancano il curatore
Anche se non ricevono direttamente la nomina, in una procedura di eredità giacente ci possono essere altre figure professionali coinvolte. Con l'autorizzazione del giudice può avvalersi di esperti per attività specifiche come genealogisti e società specializzate per ricostruire l'albero familiare e individuare i chiamati, tecnici di informatica forense per accedere ai dispositivi protetti da credenziali e recuperare i beni digitali.
Per la stima di un immobile da vendere il perito è nominato dal giudice, di norma tra gli iscritti all'albo dei consulenti tecnici, anche su proposta del curatore accompagnata da un preventivo. Nessuno di questi professionisti diventa co-curatore perché la responsabilità dell'amministrazione rimane interamente in capo a chi ha prestato giuramento.
Curatore eredità giacente: come viene scelto dal tribunale?

Per aprire una curatela di eredità giacente deve essere stato segnalato al tribunale che un'eredità è rimasta senza nessuno che se ne occupi. Di solito lo fa una persona interessata presentando un ricorso, cioè una richiesta scritta e motivata al giudice. Il procedimento è quello della volontaria giurisdizione (art. 737 c.p.c.), che non prevede una causa tra due parti ma una decisione del giudice a tutela di un interesse. In alternativa il tribunale può procedere d'ufficio.
Può presentare il ricorso chiunque abbia interesse alla conservazione dell'eredità. Ad esempio, i chiamati che non possiedono i beni, i chiamati che hanno rinunciato, i creditori del defunto, i legatari, ma anche chi ha semplicemente bisogno di un interlocutore, come l'inquilino che non sa a chi versare il canone o il debitore che deve ottenere la cancellazione di un'ipoteca.
Verificati i presupposti, il giudice nomina il curatore con un decreto. Si tratta di un atto discrezionale, ma il giudice non può negare la nomina per semplici ragioni di opportunità, ad esempio perché il patrimonio appare privo di attivo, quando l'assenza di un curatore esporrebbe l'eredità a un pregiudizio.
Elenco curatori eredità giacente: come funzionano le liste?
È importante considerare che nella prassi il giudice non sceglie ogni volta un nome partendo da zero. Molti tribunali attingono a elenchi di professionisti che si sono resi disponibili e assegnano loro gli incarichi secondo un criterio che in realtà non è mai ben definito.
Non esiste però un elenco nazionale unico. Ogni tribunale organizza il proprio sistema in autonomia che può cambiare da una sede all'altra. Chi desidera essere inserito deve informarsi presso la cancelleria del tribunale in cui intende operare o presso il proprio Ordine professionale.
Nomina curatore eredità giacente: si può rifiutare ?
Sì. L'incarico di curatore non è obbligatorio e il professionista nominato è libero di non accettarlo, anche quando il suo nome arriva dall'elenco del tribunale. Il decreto di nomina viene di solito notificato via PEC e permette di consultare subito il ricorso e i documenti allegati.
Ricevuta la nomina, arriva il momento per valutare con calma il caso prima di decidere, considerando l'impegno che comporta, le proprie competenze rispetto al patrimonio da gestire e l'eventuale esistenza di rapporti con il defunto o con i creditori che potrebbero creare un conflitto d'interessi.
La risposta, però, va data in tempi brevi, oppure entro il termine che il giudice indica nel decreto per il giuramento. Chi accetta lo fa prestando giuramento, che vale di per sé come accettazione. Anche dopo aver iniziato, il curatore può chiedere di essere esonerato. Basta comunicarlo al giudice, che nomina un sostituto. Fino a quel momento, però, non può lasciare la gestione a metà: deve continuare ad amministrare i beni e risponde degli eventuali danni causati da un abbandono dell'incarico.
Come diventare curatore eredità giacente e gestire al meglio la nomina
Ricevere la nomina è solo l'inizio. Ogni curatela porta con sé scadenze, adempimenti fiscali, rapporti con banche ed enti, decisioni da sottoporre all'autorizzazione del giudice, e ogni eredità ha le sue particolarità. Per chi vuole capire come diventare curatore dell'eredità giacente, e per chi un incarico lo ha già ricevuto, ereditagiacente.it è il portale di riferimento sulla materia.
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I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non sostituiscono un parere professionale. Ogni curatela presenta caratteristiche proprie: per approfondire consulta le risorse di ereditagiacente.it o richiedi una consulenza dedicata.
Domande frequenti sulla nomina del curatore dell'eredità giacente
Il curatore dell'eredità giacente è un pubblico ufficiale?
Sì, nell'esercizio delle sue funzioni. La Cassazione lo qualifica come ausiliario del giudice temporaneamente incaricato di una pubblica funzione, e da questa qualifica derivano conseguenze concrete: il curatore che si appropria dei beni dell'eredità risponde di peculato, non di appropriazione indebita. L'ufficio conserva comunque natura privatistica, perché tutela gli interessi di chiamati, creditori e legatari, e il curatore agisce in nome proprio senza rappresentare né il defunto né i futuri eredi.
Il curatore può dimettersi dopo aver accettato l'incarico?
Sì. Chi vuole essere esonerato deve comunicarlo al giudice, che provvede a nominare un sostituto. Fino alla nuova nomina, però, il curatore dimissionario non può abbandonare la gestione: deve proseguire l'amministrazione e risponde dei danni eventualmente causati da un'interruzione. L'obbligo di rendere il conto non viene meno con le dimissioni e, in caso di morte del curatore, si trasmette ai suoi eredi.
C'è un termine per chiedere la nomina del curatore dell'eredità giacente?
La legge non fissa un termine specifico. La nomina può essere chiesta finché sussistono i presupposti, cioè finché nessun chiamato ha accettato e nessuno possiede i beni, tenendo presente che il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni dall'apertura della successione. Una volta depositato il ricorso, i tempi della decisione dipendono dal carico della volontaria giurisdizione nel singolo tribunale.


