
La distinzione tra eredità giacente e vacante è uno dei passaggi del diritto successorio che genera più incertezze, sia tra i professionisti chiamati a gestire un patrimonio rimasto senza titolare, sia tra chi si trova coinvolto in una successione in cui nessuno si fa avanti. Le due espressioni vengono spesso usate come sinonimi, ma il codice civile le collega a presupposti ed esiti diversi che vedremo in questa guida.
Inoltre, vedremo cosa si intende per chiamato all'eredità. Capire chi sia, quali poteri abbia e fino a quando possa accettare è il presupposto per riconoscere quando un'eredità è giacente e quando, invece, è destinata a diventare vacante.
In breve
L'eredità è giacente quando il chiamato non ha accettato e non è nel possesso dei beni (art. 528 c.c.): il tribunale nomina un curatore.L'eredità è vacante quando mancano successibili, o tutti hanno rinunciato, sono indegni o hanno perso il diritto di accettare: i beni passano allo Stato (art. 586 c.c.).Il chiamato diventa erede solo con l'accettazione, espressa o tacita; il diritto di accettare si prescrive in dieci anni dall'apertura della successione.Senza testamento si eredita per legge fino al sesto grado di parentela (art. 572 c.c.); oltre, l'eredità va allo Stato.Non esiste un database pubblico delle eredità non reclamate: le curatele sono rese note tramite Gazzetta Ufficiale e registro delle successioni.
Eredità giacente e vacante: sono la stessa cosa?
Eredità giacente ed eredità vacante descrivono entrambe un patrimonio che, per un certo periodo, resta privo di un titolare. La differenza non dipende dal valore dei beni né dal tempo trascorso dalla morte, ma da un elemento preciso: l'esistenza, certa o anche solo probabile, di qualcuno che abbia diritto di succedere.
Tra eredità giacente e vacante, quindi, non c'è una contrapposizione netta ma vedremo che esiste un rapporto di continuità.
Eredità giacente: quando i chiamati non hanno ancora accettato
Si parla di eredità giacente quando chi ha diritto di succedere c'è, o potrebbe esserci, ma non ha ancora accettato l'eredità e non è nel possesso dei beni del defunto. Il fondamento normativo è l'art. 528 c.c., che richiede la presenza congiunta di entrambi i presupposti: se il chiamato è in possesso dei beni, anche senza aver accettato, la giacenza non si apre.
Il patrimonio non ha ancora un erede, ma potrebbe averlo. Nel frattempo il tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, su istanza di chi ha interesse o d'ufficio, lo affida a un curatore che lo custodisce e lo amministra finché un chiamato accetta oppure finché diventa certo che l'eredità sarà devoluta allo Stato. La nomina del curatore di eredità giacente può essere chiesta anche quando non si sa con certezza se il chiamato designato esista o sia mai esistito (Cass. n. 3087/1987).
Per approfondire: Chi è il curatore dell'eredità giacente
Eredità vacante: quando non ci sono successori
Si parla invece di eredità vacante quando non esistono possibili successori, né per testamento né per legge, oppure quando tutti i chiamati hanno rinunciato, sono indegni o hanno lasciato prescrivere il diritto di accettare. È la Cassazione ad aver chiarito che anche queste ultime ipotesi e non solo la totale assenza di successibili, conducono ad un’eredità vacante.
In questo caso, il patrimonio viene devoluto allo Stato, come prevede l'art. 586 c.c. in mancanza di altri successibili. A differenza della giacenza, la vacanza è una situazione definitiva. Lo Stato acquista i beni di diritto, senza bisogno di accettarli e senza poterli rifiutare e la loro gestione passa all'Agenzia del Demanio, con regole proprie anche sulla responsabilità per i debiti.
Eredità non reclamata: cosa significa?
Spesso si sente anche l’espressione "Eredità non reclamata" che è come molte persone cercano informazioni online sul tema, ma non è una categoria giuridica e non compare nel codice civile. Descrive una situazione di fatto cioè quando una persona è deceduta e nessuno ha ancora preso in mano il suo patrimonio. Le cause possono essere diverse. I parenti possono non essere a conoscenza della morte, vivere all'estero, aver scelto di non accettare un'eredità gravata da debiti, oppure non esistere affatto.
Sul piano giuridico, un'eredità non reclamata può corrispondere a una delle due situazioni previste dalla legge delle quali abbiamo parlato.
Chiamato all'eredità: chi è?

Abbiamo accennato al concetto di “chiamato all’eredità” ma vediamo nello specifico cosa significa. Il chiamato all'eredità è la persona a cui, con l'apertura della successione, viene offerta la possibilità di succedere al defunto.
Questa offerta, che in termini tecnici prende il nome di delazione, può derivare da due fonti. La prima è il testamento, con cui il defunto indica i propri eredi. La seconda è la legge, che in assenza di testamento, o per la parte di patrimonio di cui il testamento non dispone, individua i successibili.
Essere chiamati significa essere titolari del diritto di accettare l'eredità, non averla già ricevuta. Se il chiamato rinuncia, la delazione può passare ad altri soggetti attraverso meccanismi previsti dalla legge: la trasmissione del diritto di accettare, la sostituzione prevista dal testatore, la rappresentazione a favore dei discendenti del chiamato (art. 467 c.c.), l'accrescimento a favore degli altri coeredi oppure l'apertura della successione legittima.
È importante ricordare però che prima dell'accettazione il chiamato non è proprietario dei beni, ma l'art. 460 c.c. gli riconosce alcuni poteri finalizzati alla loro conservazione.
Quanto tempo ha il chiamato all’eredità per accettare o rinunciare?
Chi è chiamato all'eredità ha dieci anni di tempo per decidere se accettarla, a partire dal giorno della morte. Se lascia passare questo periodo senza fare una scelta, il diritto di accettare si perde.
Dieci anni, però, sono un'attesa lunga per chi aspetta una risposta: un creditore che deve essere pagato, un legatario che attende il bene lasciatogli nel testamento, un condominio che non sa a chi chiedere le spese arretrate. Per questo chiunque abbia un interesse può chiedere al giudice di assegnare al chiamato un termine più breve per decidere (art. 481 c.c.). È la cosiddetta actio interrogatoria, se il chiamato lascia scadere il termine senza dire nulla, perde il diritto di accettare l'eredità.
Differenza tra erede e chiamato all'eredità: qual è?
La differenza tra erede e chiamato all'eredità sta in un atto preciso: l'accettazione. Finché non accetta, il chiamato ha soltanto il diritto di diventare erede; con l'accettazione quel diritto si trasforma nella qualità di erede vera e propria.
È una scelta definitiva, una volta compiuta non si può revocare e non può essere sottoposta a condizioni o a termini. Non si può accettare, ad esempio, solo se i debiti del defunto si riveleranno inferiori a una certa cifra, oppure soltanto per un periodo limitato.
Il chiamato, quindi, diventa erede solo quando accetta, e può farlo in due modi. L'accettazione espressa consiste in una dichiarazione contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata, da cui risulti senza equivoci la volontà di accettare (art. 475 c.c.). L'accettazione tacita si realizza quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di compiere se non come erede, come vendere un immobile del defunto.
Proprio perché si diventa eredi solo con l'accettazione, tra l'apertura della successione e la scelta del chiamato si apre uno spazio in cui il patrimonio non appartiene ancora a nessuno. È qui che nasce l'eredità giacente: i chiamati esistono, o potrebbero esistere, ma nessuno di loro ha accettato e nessuno è nel possesso dei beni.
A colmare questo vuoto è il curatore dell'eredità giacente che esercita un ufficio autonomo e imparziale, sotto la vigilanza del giudice.
Per approfondire: Accettazione dell'eredità giacente: le prime fasi della procedura
Eredità senza testamento: chi eredita per legge
Vediamo ora un altro caso che potrebbe essere comune sul tema dell’eredità e correlato con quanto discusso finora, cioè quando manca il testamento.
Quando una persona muore senza testamento si apre la successione legittima, detta anche successione ab intestato. È la legge, in questo caso, a stabilire chi eredita, in quale ordine e con quali quote.
L'art. 565 c.c. individua le categorie dei successibili che in sintesi, rispettano un ordine di chiamata che è il seguente:
coniuge e figli, che concorrono secondo le quote fissate dall'art. 581 c.c.;
coniuge con ascendenti (genitori, nonni, bisnonni)o con fratelli e sorelle, in mancanza di figli (art. 582 c.c.);
altri parenti fino al sesto grado, in mancanza di tutti i precedenti (art. 572 c.c.).
Il principio di fondo è che i successibili di un ordine più vicino escludono quelli degli ordini successivi. La catena dei successibili legittimi si arresta al sesto grado di parentela e oltre questa soglia, e in mancanza di testamento, l'eredità è devoluta allo Stato. Il sesto grado comprende anche parenti molto lontani, come i figli dei cugini primi o i cugini di secondo grado, cioè i figli dei cugini dei propri genitori. Sono spesso persone che non hanno mai conosciuto il defunto e che ignorano di essere chiamate alla sua eredità. Per individuarle serve una ricostruzione genealogica documentata, con atti di nascita, matrimonio e morte, che nelle curatele più complesse viene affidata a società specializzate nella ricerca degli eredi come la Coutot-Roehrig, leader nel settore in Italia e in Europa e nostra partner.
Eredità vacante: cosa fare e procedura?
Chiarita la differenza tra eredità giacente e vacante, resta da capire cosa accade in concreto quando un'eredità diventa vacante e come possono muoversi le persone coinvolte: chi ritiene di essere parente del defunto, chi vanta un credito, chi semplicemente ha bisogno di sapere a chi rivolgersi.
Il punto di partenza è l'art. 586 c.c.: in mancanza di altri successibili, l'eredità è devoluta allo Stato. L'acquisto avviene di diritto, senza bisogno di accettazione, e lo Stato non può rinunciarvi, nemmeno quando il patrimonio è modesto o composto in prevalenza da debiti. Prima di subentrare, però, deve poter contare sull'assenza di chiamati, o almeno su un'elevata probabilità che non ve ne siano. Per questo la legge non prevede un provvedimento che "dichiari" vacante un'eredità. Nella maggior parte dei casi il passaggio allo Stato è l'ultimo atto di una curatela di eredità giacente, che si sviluppa in alcune fasi essenziali:
Ricerca dei chiamati: il curatore verifica se esistono successibili per testamento o per legge fino al sesto grado, se necessario con l'aiuto di genealogisti autorizzati dal giudice.
Attesa del termine decennale: anche quando ci sono elementi seri per ritenere che non esistano chiamati, la prassi preferisce mantenere aperta la curatela fino alla scadenza dei dieci anni previsti per accettare, perché la prova certa dell'assenza di successibili è molto difficile da fornire.
Rendiconto finale: alla chiusura il curatore presenta il rendiconto della propria gestione, che deve essere approvato dal giudice.
Consegna dei beni allo Stato: il curatore consegna il patrimonio all'Agenzia del Demanio competente per territorio, con un verbale di consegna analogo a quello previsto per gli eredi.
Comunicazione dei beni: entro trenta giorni dalla chiusura della procedura il curatore trasmette all'Agenzia del Demanio l'elenco dei beni ereditari.
Da quel momento i beni sono amministrati dall'Agenzia del Demanio per conto dello Stato.
Chi invece ritiene di avere un legame di parentela con il defunto e di poter rientrare tra i chiamati può muoversi seguendo alcuni passaggi:
Verificare il grado di parentela, ricordando che la successione legittima si arresta al sesto grado.
Raccogliere la documentazione che collega il proprio ramo familiare a quello del defunto, a partire dagli atti di stato civile.
Accertare se è stata aperta una curatela, verificando la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale o il registro delle successioni del tribunale in cui si è aperta la successione.
Contattare il curatore, che è il riferimento per tutte le questioni relative al patrimonio finché la curatela resta aperta.
Agire entro dieci anni dall'apertura della successione, perché decorso questo termine il diritto di accettare si prescrive e non può più essere fatto valere.
Ogni situazione presenta però aspetti specifici, dalla documentazione da reperire all'estero al concorso con altri parenti dello stesso grado, che è opportuno valutare con un professionista prima di agire.
Database eredità non reclamate: esiste in Italia?
Chi cerca un database delle eredità non reclamate lo fa spesso con la speranza di scoprire un'eredità di cui non è a conoscenza. È una domanda legittima, che richiede però una precisazione sulle fonti in cui questi casi vengono effettivamente registrati.
In Italia non esiste un elenco nazionale delle eredità non reclamate liberamente consultabile. Le informazioni sulle eredità giacenti e vacanti sono raccolte da soggetti diversi e con finalità diverse come rendere note le curatele ai terzi interessati, da un lato, e consentire allo Stato di individuare i beni di sua spettanza, dall'altro. Alcune di queste informazioni hanno carattere pubblico, altre restano a uso esclusivo della pubblica amministrazione.
L'art. 528 c.c. prevede che il decreto di nomina del curatore sia pubblicato per estratto e iscritto nel registro delle successioni. Oggi la pubblicazione avviene nella Gazzetta Ufficiale, Parte II – Foglio delle inserzioni, consultabile anche online. Lo scopo è rendere noto a chiunque abbia interesse che quell'eredità è giacente e chi è stato incaricato di custodirla.
Il registro delle successioni è tenuto dalla cancelleria di ciascun tribunale e raccoglie, tra l'altro, le dichiarazioni di rinuncia all'eredità e i provvedimenti di nomina dei curatori delle eredità giacenti, con gli atti relativi alla curatela. Chi ritiene di avere un legame con il defunto può quindi verificare presso il tribunale del luogo in cui si è aperta la successione se sia stata nominata una curatela.
Consulenza sull'eredità giacente: un supporto per i casi più complessi
Ci auguriamo che questa guida sia stata utile a chiarire i dubbi più frequenti sulla differenza tra eredità giacente e vacante, sul ruolo del chiamato all'eredità e su cosa accade quando una persona viene a mancare senza testamento e senza eredi che si facciano avanti.
Le regole generali aiutano a orientarsi, ma raramente bastano a risolvere un caso concreto. Per questo mettiamo a disposizione un servizio di consulenza dedicato all'eredità giacente, pensato per i curatori alle prese con un passaggio delicato della procedura, per i creditori che devono far valere le proprie ragioni e per i possibili chiamati che vogliono capire come muoversi.
Per chi desidera approfondire gli aspetti giuridici e operativi dell'istituto, il riferimento è il Manuale pratico per il curatore dell'eredità giacente dell'Avv. Alessandro d'Arminio Monforte (Pacini Giuridica, II ed. 2025).
*Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non sostituiscono una consulenza professionale. Per valutare il tuo caso specifico richiedi una consulenza.
Domande frequenti su eredità giacente ed eredità vacante
Quanto dura un'eredità giacente?
La legge non fissa una durata. La giacenza termina quando un chiamato accetta l'eredità (art. 532 c.c.), quando i beni vengono consegnati allo Stato oppure quando l'attivo si esaurisce nel pagamento dei debiti. Può quindi concludersi in pochi mesi, se un parente si fa avanti presto, oppure protrarsi per anni, fino alla scadenza del termine decennale per accettare, quando non si individuano chiamati disposti a farlo.
Si può accettare un'eredità dopo la nomina del curatore?
Sì. La nomina del curatore non priva i chiamati del diritto di accettare, che resta esercitabile fino alla prescrizione. Con l'accettazione la curatela cessa: il curatore presenta il rendiconto della propria attività e consegna all'erede i beni e la documentazione necessaria per subentrare nei rapporti in corso, come i contratti di locazione o le cause pende
Lo Stato può rifiutare un'eredità vacante?
No. A differenza di qualsiasi altro chiamato, lo Stato acquista l'eredità vacante di diritto e non può rinunciarvi, nemmeno quando il patrimonio è composto soprattutto da debiti. La legge lo tutela limitandone la responsabilità: risponde dei debiti ereditari solo fino al valore dei beni ricevuti, senza dover far fronte con risorse pubbliche alla parte eccedente.
Il curatore dell'eredità giacente diventa erede?
No. Il curatore è un ausiliario del giudice nominato per custodire e amministrare il patrimonio, non un successore del defunto. Non acquista i beni, non rappresenta i chiamati né lo Stato e opera sotto la vigilanza del tribunale. Per la sua attività riceve un compenso liquidato dal giudice e posto a carico dell'eredità.


