Falsità del testamento e curatore di eredità giacente: poteri, doveri e limiti operativi

24 feb 2026

Quando il curatore deve agire contro un testamento falso

Nell’ambito dell’eredità giacente, uno dei profili più delicati riguarda l’ipotesi in cui emerga il sospetto di falsità del testamento.

Il curatore nominato ex art. 528 c.c. non è un mero amministratore conservativo: egli rappresenta un patrimonio privo di titolare e ha il compito di preservarne l’integrità, anche attraverso l’esercizio di azioni giudiziali.

Se vi sono elementi concreti che fanno dubitare dell’autenticità del testamento, il curatore ha il potere – e il dovere – di attivarsi per contestarne la validità.

L’inerzia, in presenza di indizi seri, può infatti esporre il curatore a responsabilità per omessa tutela dell’asse ereditario.

Azione per accertamento della falsità del testamento: il ruolo del curatore

L’azione per l’accertamento della falsità del testamento rientra tra gli strumenti di difesa giudiziale dei diritti dell’eredità.

Nel caso del testamento olografo, la questione centrale è l’autenticità della grafia, della data e della sottoscrizione.
L’accertamento della falsità passa normalmente attraverso:

  • una perizia grafologica;

  • la comparazione con scritture certe del de cuius;

  • la ricostruzione del contesto temporale e materiale di redazione.

Il curatore è il soggetto che deve attivare e coordinare tale attività probatoria.

Raccolta delle prove: scritture comparative e documentazione

L’efficacia dell’azione dipende in larga parte dalla qualità della prova.

Tra le attività che il curatore deve porre in essere:

  • reperire scritture comparative autentiche, preferibilmente prossime nel tempo alla data del testamento;

  • acquisire documenti utili anche se non formalmente destinati alla sottoscrizione (lettere, annotazioni, moduli);

  • richiedere i cartellini anagrafici presso l’ufficio competente, motivando l’esigenza di tutela dell’eredità;

  • valutare la documentazione sanitaria qualora le condizioni psicofisiche del de cuius siano rilevanti ai fini dell’accertamento.

Se la perizia conferma l’apocrifia del documento, il curatore potrà:

  • agire per la declaratoria di nullità del testamento;

  • costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale.

Falsità del testamento e responsabilità del curatore

Un profilo spesso sottovalutato riguarda la responsabilità del curatore.

In presenza di un testamento manifestamente falso, la mancata attivazione dell’azione giudiziale può integrare una violazione dei doveri di tutela dell’asse ereditario.

Il curatore deve quindi valutare con rigore:

  • la consistenza degli indizi;

  • l’impatto del testamento sull’assetto patrimoniale;

  • la sostenibilità economica dell’iniziativa giudiziale.

Il problema dei costi: quando l’eredità è priva di liquidità

Vi è, tuttavia, un nodo strutturale.

L’azione per l’accertamento della falsità del testamento comporta costi significativi (perizia, spese legali, eventuale consulenza tecnica).

Se l’eredità è priva di liquidità:

  • il curatore non può e non deve anticipare spese personali;

  • non può accedere al patrocinio a spese dello Stato, in quanto non è titolare di un diritto personale ma rappresenta un patrimonio.

Ne consegue che, in assenza di risorse nell’asse, anche un’azione fondata può risultare di fatto impraticabile.

Si tratta di un problema di effettività della tutela, che incide concretamente sull’operatività della curatela.

Avv. Alessandro d'Arminio Monforte

Per approfondimenti: Manuale pratico per il curatore di eredità giacente (ed. 2025) https://www.pacinigiuridica.it/prodotto/manuale-praticocuratore-eredita-giacente-seconda-edizione/

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