L’accesso del curatore dell’eredità giacente a INPS, Casse autonome ed Enti previdenziali di categoria

18 mag 2026

Come gli accertamenti previdenziali contribuiscono alla ricostruzione del patrimonio del de cuius

Tra le attività iniziali che il curatore dell’eredità giacente è chiamato a svolgere vi è la ricostruzione del patrimonio del de cuius. Si tratta di un’attività complessa, che non può limitarsi alla ricerca dei beni immobili, dei conti correnti, dei beni mobili registrati o delle eventuali partecipazioni societarie.

La funzione del curatore, infatti, consiste nel conservare, amministrare e ricostruire con metodo tutto ciò che può comporre l’asse ereditario, verificando non solo le attività patrimoniali immediatamente visibili, ma anche quelle che possono emergere da rapporti previdenziali, assistenziali o professionali intrattenuti in vita dal defunto.

In questa prospettiva, un ruolo particolarmente importante è svolto dall’accesso presso l’INPS – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, le Casse autonome professionali e gli Enti previdenziali di categoria.

La ricostruzione del patrimonio ereditario: non solo immobili e conti correnti

Quando viene aperta una procedura di eredità giacente, spesso le informazioni disponibili sono frammentarie. L’istante può aver indicato alcuni beni, alcuni crediti o alcuni rapporti bancari, ma non sempre il quadro patrimoniale del defunto è completo.

Il curatore, pertanto, deve procedere con una serie ordinata di accertamenti. Tra questi rientrano normalmente le verifiche presso:

  • Catasto e Conservatoria dei registri immobiliari;

  • Pubblico Registro Automobilistico;

  • Camera di Commercio;

  • Agenzia delle Entrate;

  • istituti bancari e intermediari finanziari;

  • eventuali compagnie assicurative;

  • soggetti informati sui rapporti personali, professionali o patrimoniali del de cuius.

A tali verifiche devono aggiungersi, quando opportuno, gli accertamenti presso gli enti previdenziali. Questi ultimi possono fornire dati preziosi, sia per individuare eventuali crediti ancora esistenti in favore del defunto, sia per ricostruire la sua storia lavorativa e professionale.

Perché l’accesso agli enti previdenziali è importante

L’accesso presso INPS, Casse autonome ed Enti previdenziali consente al curatore di verificare se il de cuius fosse titolare di trattamenti pensionistici, previdenziali, assistenziali o indennitari.

L’utilità dell’accertamento è duplice.

Da un lato, il curatore può individuare eventuali somme maturate e non riscosse, ratei, arretrati, rimborsi o altri crediti che potrebbero rientrare nell’attivo ereditario.

Dall’altro lato, le informazioni previdenziali possono consentire di risalire alle modalità con cui tali trattamenti venivano corrisposti. Ciò significa che l’ente previdenziale può indicare, nei limiti consentiti, se le somme venivano accreditate su un conto corrente bancario o postale, permettendo così al curatore di individuare un rapporto finanziario che altrimenti potrebbe non emergere immediatamente.

In molti casi, infatti, l’accesso all’ente previdenziale consente di collegare tra loro informazioni diverse: il trattamento percepito, l’attività lavorativa svolta, la posizione contributiva, il canale di pagamento e l’istituto bancario di accredito.

INPS, Casse autonome ed Enti di categoria

Il primo interlocutore è spesso l’INPS, che accentra una parte molto rilevante delle posizioni previdenziali e pensionistiche.

Tuttavia, non tutti i lavoratori o professionisti fanno capo esclusivamente all’INPS. Nel caso di soggetti che abbiano svolto attività libero-professionale o appartenente a specifiche categorie, può rendersi necessario interpellare anche le Casse autonome o gli Enti previdenziali di categoria.

Tra questi possono rientrare, a titolo esemplificativo:

  • Cassa Forense, per gli avvocati;

  • Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti;

  • Cassa Notariato, per i notai;

  • INARCASSA, per ingegneri e architetti liberi professionisti;

  • ENPAM, per medici e odontoiatri;

  • ENPAF, per farmacisti;

  • ENPAV, per veterinari;

  • ENPACL, per consulenti del lavoro;

  • ENPAPI, per infermieri;

  • ENPAB, per biologi;

  • EPAP, per alcune categorie professionali tecniche e scientifiche;

  • ENASARCO, per gli agenti e rappresentanti di commercio;

  • eventuali gestioni previdenziali relative a giornalisti o altre categorie, anche alla luce delle modifiche intervenute nel tempo nei relativi assetti gestionali.

La scelta dell’ente da interrogare dipenderà dalle informazioni raccolte dal curatore: professione svolta, iscrizione ad albi, dichiarazioni fiscali, documenti rinvenuti, tessere professionali, corrispondenza, contratti, fatture, comunicazioni bancarie o indicazioni provenienti da familiari, vicini, amministratori di condominio, colleghi o altri soggetti in grado di riferire.

Quali informazioni può richiedere il curatore

La richiesta del curatore dovrebbe essere formulata in modo chiaro e circoscritto.

In particolare, potrà essere richiesto se il de cuius risultasse titolare di:

  • pensioni di vecchiaia, anzianità, invalidità o reversibilità eventualmente spettanti;

  • trattamenti assistenziali o indennitari;

  • ratei maturati e non riscossi;

  • arretrati;

  • rimborsi;

  • crediti previdenziali o assistenziali;

  • posizioni contributive rilevanti ai fini della ricostruzione patrimoniale;

  • indicazioni sulle modalità di pagamento dei trattamenti;

  • eventuale istituto bancario o postale presso cui venivano accreditate le somme.

L’obiettivo non è svolgere un’indagine generica sulla vita del defunto, ma acquisire informazioni pertinenti alla procedura di eredità giacente, utili a individuare beni, crediti, rapporti patrimoniali e canali di accredito.

Il titolo del curatore e la documentazione da allegare

Il curatore dell’eredità giacente agisce in forza di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria. È quindi necessario che, nella richiesta rivolta all’ente previdenziale, venga documentata la sua qualità.

Normalmente è opportuno allegare:

  • copia del decreto di nomina;

  • copia del verbale di giuramento, se disponibile o richiesto;

  • documento di identità del curatore;

  • codice fiscale del curatore;

  • codice fiscale della curatela, se già attribuito;

  • dati anagrafici e codice fiscale del de cuius;

  • certificato di morte, ove opportuno;

  • indicazione del Tribunale e del numero di registro della procedura;

  • recapito PEC della curatela o del curatore.

La richiesta può essere inoltrata tramite PEC, sportello, portale dedicato o secondo le modalità operative previste dal singolo ente.

È consigliabile che il curatore specifichi sempre che la richiesta è formulata nell’ambito della procedura di eredità giacente e che le informazioni sono necessarie per la ricostruzione dell’asse ereditario, per l’inventario e per la corretta amministrazione del patrimonio.

Privacy e diritto di accesso alle informazioni del de cuius

Nella prassi può accadere che l’ente o il soggetto destinatario della richiesta opponga dubbi legati alla riservatezza dei dati personali del defunto.

Tali cautele sono comprensibili, ma non devono impedire lo svolgimento delle funzioni del curatore quando la richiesta sia pertinente, documentata e proporzionata.

Il curatore dell’eredità giacente è nominato dall’Autorità giudiziaria e opera per la conservazione e amministrazione del patrimonio ereditario. La sua attività presuppone necessariamente l’accesso a informazioni relative alle posizioni giuridiche e patrimoniali del de cuius.

Inoltre, l’art. 2-terdecies del D.Lgs. n. 196/2003, relativo ai diritti riguardanti le persone decedute, consente l’esercizio dei diritti riferiti ai dati personali del defunto da parte di soggetti che abbiano un interesse proprio, agiscano a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Il curatore, in quanto soggetto investito di un munus dall’Autorità giudiziaria, può quindi richiedere le informazioni necessarie allo svolgimento dell’incarico, fermo restando il rispetto dei principi di pertinenza, proporzionalità e minimizzazione dei dati.

Il collegamento tra trattamento previdenziale e conto corrente

Uno degli aspetti più rilevanti dell’accesso agli enti previdenziali riguarda la possibilità di individuare il conto corrente su cui venivano accreditati i trattamenti.

Tale informazione può rivelarsi decisiva.

Può infatti accadere che il curatore non disponga, nella fase iniziale, di alcuna indicazione sui rapporti bancari del de cuius. In questi casi, sapere che una pensione o un’indennità veniva accreditata presso un determinato istituto consente di indirizzare le successive richieste alla banca o all’intermediario finanziario, acquisendo estratti conto, certificazioni di saldo, eventuali depositi titoli o ulteriori rapporti collegati.

L’accertamento previdenziale diventa così uno strumento indiretto di emersione patrimoniale.

Non serve soltanto a verificare l’esistenza di un trattamento pensionistico, ma anche a individuare rapporti bancari, flussi economici e possibili crediti dell’eredità.

L’utilità nella relazione al giudice e nell’inventario

Le informazioni ottenute presso INPS, Casse autonome ed Enti previdenziali devono essere ordinate e documentate.

Il curatore potrà utilizzarle:

  • nella relazione iniziale al giudice;

  • nelle relazioni periodiche;

  • nella predisposizione dell’inventario;

  • nella ricostruzione dell’attivo ereditario;

  • nella verifica di eventuali crediti maturati;

  • nella richiesta di autorizzazioni, ove necessarie;

  • nella successiva gestione del conto corrente della curatela.

Ogni risposta ricevuta dovrebbe essere conservata nel fascicolo della procedura, indicando la data della richiesta, il soggetto interpellato, la documentazione trasmessa e l’esito dell’accertamento.

Questo metodo consente al curatore di dimostrare l’attività svolta, evitare duplicazioni, motivare eventuali ulteriori istanze e offrire al giudice un quadro progressivamente più completo del patrimonio ereditario.

Conclusioni

L’accesso presso INPS, Casse autonome ed Enti previdenziali di categoria rappresenta una fase importante dell’attività del curatore dell’eredità giacente.

Non si tratta di un adempimento meramente burocratico, ma di uno strumento operativo di ricostruzione patrimoniale.

Attraverso tali verifiche, il curatore può individuare trattamenti pensionistici, previdenziali o indennitari, eventuali crediti maturati e non riscossi, modalità di pagamento e conti correnti di accredito.

In questo modo, l’accertamento previdenziale contribuisce a realizzare la funzione propria della curatela: evitare la dispersione del patrimonio, custodire quanto apparteneva al de cuius e garantire una gestione ordinata, documentata e trasparente dell’eredità fino alla sua definitiva devoluzione.

Avv. Alessandro d'Arminio Monforte

Per approfondimenti: Manuale pratico per il curatore di eredità giacente (ed. 2025) https://www.pacinigiuridica.it/prodotto/manuale-praticocuratore-eredita-giacente-seconda-edizione/

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